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Il paese clandestino - Antonio Strinna - Arkadia editore
 
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RACCONTANO DI OSILO - MEMORIALE A PIU' VOCI DI SCRITTORI, POETI E STORICI

Questo spazio del Diario è dedicato agli amici di Osilo. Che saluto tutti, vicini e lontani, e a te che mi leggi in modo speciale. Ho voluto raccogliere alcuni frammenti, tratti da opere di scrittori, poeti e storici, per offrire un ritratto o almeno una piccola idea di come Osilo veniva visto, considerato e descritto nei secoli scorsi.
Anche io racconto di Osilo (1680/1720), negli ultimi tre capitoli del mio romanzo "L'eroe maledetto", Arkadia editore, e poi nelle pagine di questo Diario. Ma più ancora diffusamente nel mio prossimo libro, la cui uscita è prevista per il 2016, dal titolo "Il paese clandestino", Arkadia editore.


Pur limitandomi a riportare le sole forme letterarie di narrazione, escludendo dunque quelle pittoriche e fotografiche, credo di poter affermare che davvero tante sono state le voci che hanno raccontato, in tanti secoli e in diversi modi, la storia di Osilo. In particolare, quella parte di storia -tradizioni, costumi, comunità, ambiente-, che è stata apprezzata di più, per le sue suggestioni e originalità. Quasi tutte queste voci narranti hanno anche il pregio di essere più obiettive, disincantate, sono interpreti ideali che hanno raccontato e nel contempo fatto conoscere il paese nel mondo. Dunque, non voci amiche, di casa nostra, ma lontane e a noi per lo più sconosciute, che nel tempo hanno scritto un vero e proprio racconto, composito e variegato, differente da ogni altro. E' un racconto capace d'illuminare ancora oggi le vie, le piazze e le campagne, rendendo più vivo e vitale il paese, insieme alla sua storia. Se ci fermiamo ad ascoltarlo, abbiamo subito la percezione che il passato sia accanto a noi, contemporaneo ai nostri passi, ai nostri gesti.




James Joyce, scrivendo della sua Dublino, dice: "Qui i vivi e i morti convivono, uniti e sospinti da una trascendenza mitica e ammonitiva a un tempo". Perché le nostre origini e il nostro futuro, aggiungo io, camminano nella medesima strada, indivisibili; e tutti contribuiamo a creare la stessa opera, così che possiamo goderne insieme ai nostri figli.
Anche lo scrittore nuorese Salvatore Satta ci ricorda qualcosa d'importante in questo senso, nel suo romanzo "Il giorno del giudizio", quando riflette sul fatto che 'alle origini non si sfugge', e quando metaforicamente ci dice che 'pane migliore di quello di grano non esiste sulla terra'. Quello stesso grano, diventato pane, rimane vivo nella memoria e non smette mai di tenerla accesa.
Ed ecco che cosa scrive di Osilo Francesco Liperi-Tolu, dopo aver letto il Dramma dialettale "Costanza" di Antonio Manca: "Mi è sembrato di rivivere nella storia, così seducente, del nostro passato, ed hanno sfilato dinanzi alla mia mente le care visioni dei nostri padri e con loro le scene di vita domestica, gli idilli pastorali, le gesta guerresche, le imponenti cerimonie religiose, gli usi e i costumi festerecci; insomma, tutto quanto può deliziare un'anima innamorata dei ricordi e delle bellezze della terra natia".
Sospinto da uno spirito straordinario, Francesco Liperi-Tolu vede la nostra memoria camminare e palpitare lungo le vie del paese. Una memoria che viene da molto lontano, che in un tempo ancora più lontano intende viaggiare. E noi, oggi, che cosa vediamo e sentiamo? Intanto, immaginiamo di percorrerli, questi luoghi, sarà come ritrovare o almeno riconoscere noi stessi...
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Sulla cuspide di uno di questi monti - il Tuffudesu - sta Osilo. E' una grossa borgata che si presenta in modo pittoresco con le sue case ad anfiteatro, sovrastata da una roccia basaltica con l'aspetto di mura merlate.

Carlo Corbetta ("Sardegna e Corsica" - Milano, 1877). ______________

In testa avevano una specie di fazzoletto che arrivava sino alla vita, ricamato su fondo azzurro come il fascio di seta della gonna: erano di uno splendore incomparabile!
Usavano una rigida gonna a pieghe come mantella, tirandosela sulla testa in un modo che le faceva somigliare a delle campane ondeggianti.
C'era qualcosa di sorprendentemente arabo nei loro profili olivastri, stagliati su luminosi muri bianchi.

Amelie Posse Brazdovà (Interludio di Sardegna - Lickov, 1931). _________________

Durante quella prima corsa la popolazione di Osilo si era portata, a poco a poco, sui fianchi della montagna, e aveva ricoperto, con i suoi mille costumi, ogni piega del terreno. Non avrebbe potuto offrire uno spettacolo più pittoresco e più elegante allo stesso tempo. In capo a pochi minuti, vedemmo in uno spazio circolare un gran numero di cavalli condotti per le briglie. Migliaia di scintille sprizzavano da sotto i ferri dei cavalli. Uno di loro, lanciato su un tratto acciottolato, scivolava per una lunghezza di sette-otto piedi prima che un vigoroso colpo di speroni lo rilanciasse al galoppo. Niente poteva fermarli, e per dimostrare la loro baldanza si lasciavano andare a prove e a sforzi intensissimi.

Edouard Delessert (Sei settimane nell'isola di Sardegna - Parigi, 1854). ________________

Di fronte a noi, sulla sommità della montagna, dominata dalle torri di un castello in rovina, Osilo scintilla al sole. La montagna è nuda e aspra, dei torrenti rigano i suoi fianchi di solchi azzurrini. E' veramente uno spettacolo radioso quello di questi nugoli di ragazze sorridenti, sparse a gruppi lungo i fianchi della montagna, sotto gli alberi o alla luce accecante del sole. I corsetti dorati scintillano, le gonne rosso fiamma sono abbaglianti; sotto il fazzoletto bianco che ricopre il corpo, i visi hanno una freschezza e uno splendore sorprendenti.
Si scorgevano le donne illuminate da un raggio che colpiva la porpora del loro abito o brillava in furtivi sprazzi sui bottoni che ornavano le loro maniche.

Gaston Vuillier (Le isole dimenticate - Parigi, 1893). _________________

Nel meriggio di un caldo giorno di maggio poteva ammirarsi un magnifico spettacolo sulle vette del Tuffudesu. Il sole, rifrangendo i suoi raggi rossastri su quelle erte profumate dal timo e dai mille aromi diffuse da erbe aromatiche, faceva scintillare le acque del torrente infondendo gaiezza sulla pittoresca borgata di Osilo.
In quel giorno il villaggio di Osilo splendeva, per così dire, in tutta la sua bellezza alpestre. Quei fieri e robusti montanari, in vesti di gala, percorrevano con orgoglio il loro paese, che in ogni parte offriva alla vista un gaio spettacolo.
L'aria pura di quelle vette, il rumore delle scorrenti acque cristalline, il vivace cicaleccio, gli sguardi procaci delle belle montanine, davano qualcosa di fantastico a quella festa.

Carlo Brundo (L'alcaide di Longone - Cagliari, 1870). ________________

Ad Osilo ho veduto donne vestite a festa con insolita pompa, con fascette rosse, adorne di merletti, con gonne scarlatte e sul capo una pezzuola scarlatta di panno, orlata di seta di vivaci colori.

Paolo Mantegazza ("Sardegna" - Milano, 1869). ___________

E' l'alba, e la natura fulgida e sorridente viene destata dai rintocchi del mattutino che la campana di Sant'Antonio alla punta manda intorno, pio richiamo ai fedeli. E' una festosa armonia di colori, in mezzo alla quale s'insinua dolce e lamentevole la voce di un pastorello, come un'evocazione di sospiri e lacrime. Sulla piazza, giovani e ragazze intrecciano la loro danza caratteristica, a volte accompagnata dal ritmo della fisarmonica, a volte da quello delle launeddas, a volte dal metro di una canzone cantata dai presenti.

I. Montemezzi, F. D'Angelantonio (Giovanni Gallurese - Torino, 1905). ________________

Per le più ricche spose del Logudoro tu fai vestimenta! Mi dissero che già ne hai rinomanza fino a Quartu Sant'Elena, rivale vostra per le belle fogge.
Era il tuo popolo di Osilo che ti acclamava, era la campanella della tua chiesa che ti salutava e fragor di mortai sulla tua torre.

F. Pastonchi, G. Antona-Traversi (Fiamma - Torino, 1911). _______________

Ad Osilo non allignano nobili, né frati, né asini. Cioè, non i fedelissimi del trono, non i giannizzeri del Papa, non i filosofi della pazienza.

Domenico Lovisato (Al castello di Osilo - Sassari, 1879). ____________

Nessuno di essi, seppure dell'infima classe, seppe mai sopportare l'alterigia e le superbe parole dei nobili.
Sopra questi propugnacoli, non distruggibili in era di guerra, sorgeva per vedetta un'alta torre, d'onde a grandi distanze poteva essere veduto il nemico.

Vittorio Angius (Dizionario geografico, storico-statistico e commerciale degli Stati del Re di Sardegna - Torino 1833/56). ___________

Ah, Osilo nostra, tersa e fine, che tutte le notti spingi verso l'alto le punte diritte del castello vetusto per sorprendere, impassibili, i segreti delle stelle!

Giovanni Zirolia ("Osilo" - 1913). __________

Erano rimaste avvolte nei loro candidi veli da sembrare delle graziose madonnine, se non le avesse tradite il rapido e vivace lampeggiare dei loro grandi occhi neri.
Sentivo risuonarmi negli orecchi il suono ritmico delle canzoni sarde, vedevo danzare intorno fulgide e belle, eleganti e graziose nei loro costumi, le care fanciulle di Osilo.
Ecco affacciarsi, bella e illuminata dal sole, la pittoresca Osilo con i ruderi del suo castello sfidante un giorno le ire degli uomini, oggi i bersagli dei fulmini del cielo.
I cavalli salgono faticosamente l'erta del colle, mentre nella pace della silente campagna si spande festoso il suono delle campane di Osilo, come volessero salutare i forestieri che vi arrivano.

Antonio Nani (Impressioni e ricordi di viaggi - Treviso, 1892). ______________

Osilo è uno dei più cospicui e originali paesi della Sardegna: per la pittoresca positura, la splendida foggia del vestire, i patriarcali costumi e l'indole caratteristica degli abitanti.

Enrico Costa (Album dei costumi sardi - Sassari, 1898). _____________

Le donne di Osilo sono antiche quanto le dipinture di Vulci, Cere e Cortona. Come esse vanno e tornano dalla fontana con le anfore sopra il capo, tutte avvolte in quel rosso di fiamma viva.

Antonio Bresciani ("Dei costumi dell'isola di Sardegna" - Napoli, 1846). _____________

Nei giorni feriali - un paese che rasenta le seimila anime - sembra un paese spopolato. Si sente appena qua e là il tintinnio dell'incudine dove il fabbro lavora il ferro, lo stridere della sega e dell'ascia, il picchiare del martello del calzolaio, e il rumore cadenzato e caratteristico dei telai, a volte accompagnato dalle nenie delle tessitrici. Ma le strade sono deserte... E gli altri osilesi? Gli altri sono al lavoro nei campi, nelle vigne, nei boschi, in qualche officina, e le donne al fuso, all'ago. Tutti, tutti lavorano.

Francesco Liperi-Tolu ("Osilo" - 1913). ___________

La neve, dapprima accolta allegramente, era arrivata in abbondanza, per trattenersi dal 2 al 28 febbraio del 1956. Ormai Osilo era costretto, senza tregua, all'immobilità e ad una rassegnata solitudine. E mentre le ferite degli uomini, provati dall'impotenza e dall'imprevedibile valzer della neve, diventavano sempre più profonde, le ferite della montagna, invece, sembravano guarire. La cava era completamente scomparsa: i frantoi e i silos erano diventati alberi, sia pure inconsueti. Così la campagna, non più divisa in tanche, forte di un silenzio senza confini, si mostrava nella sua forma primordiale. Con la sua antica verginità, inviolata.

Antonio Strinna ("Badde lontana" - Sassari, 1995). ___________

OSILO

In ricca gonna fiammeggiante
l'agil corpo avvolgete e l'opulenti
forme del sen ricolmo e provocante
celate in fra i mister di veli olenti.

Antonio Nani ("Impressioni e ricordi di viaggi" - Treviso, 1892). ___________

OSILO

Maestosa, imponente e solitaria
cun sos oios fissados a s'istella,
ses Osilo, superba sentinella
esposta a tottu sos motos de s'aria.

Giuseppe Pirastru ("Poesias" - Ozieri, 1926). ___________

OSILO

Sempre dissignos noos sun fattende,
faghen ricamos in seda e oro.
Pro bellesa, pro arte e fama digna
Osil'est est solu in totta sa Sardigna.

Maria Farina ("Osilo", 1913). ____________

OSILO - SAN LORENZO

Un'adde umbrosa, tranquilla e serena,
cun sas domos ispartas e mulinos,
in mesu 'e roccas fertiles terrinos,
ecco Santu Larentu, zona amena.

Costantino Strinna ("Tristuras e ammentos" - Sassari, 1948). ____________

Io ti saluto, oh fortunato monte Tuffudesu,
che mi hai fatto respirare le prime aure della vita.
Tu simbolo di bellezza che ogni notte sogno
con amore e porto impresso nella mia fantasia.

Francesco Liperi-Tolu ("Osilo", 1913). ______________



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