"La donna è il ponte fra il divino e l'umano. Chi vuole scoprire i misteri della divinità, deve penetrare nel cuore della donna", lo rivela uno spirito della foresta.
Per ogni coppia che si separa, si sa, c’è sempre un amore che finisce. Ma Lara De Santis, vittima di un inaspettato tradimento coniugale, è una donna forte e insieme innocente, sostenuta da uno spirito di riscatto, disposta a ricercare tutte le risposte, anche le più sgradevoli, che spesso ci riserva il fallimento dei sentimenti. E’ una ricerca estrema, la sua, che si trasforma in un lungo viaggio che da Milano la porta in Perù. Estrema ed ellittica insieme, è la sua ricerca, dove la realtà confina con ciò che si crede fantastico. Ma il viaggio di Lara, oltre che surreale e misterioso, è soprattutto imprevedibile: non è affatto nelle sue mani, ancora meno lo è il porto di arrivo, perché inimmaginabile è talvolta ciò di cui abbiamo bisogno, così pure il dove e il come della nostra chiamata sulla terra. E’ dunque nello sviluppo di questo viaggio, ben più esteso di qualunque suggestione, che si determina il punto di arrivo, la conquista della piena consapevolezza, infine l’acquisizione di un potere femminile fin qui smarrito.
Così, per La donna dalla coda d’argento l’amore appena finito risorge in un amore dai vasti orizzonti, dentro una nuova coscienza, rivolto a tutti gli esseri umani. Amore materno, universale, potente nella sua rinnovata forza creatrice.
Il filo narrativo, dipanato a partire quasi dal termine, scivola subito nelle mani del lettore non senza sorpresa, già dentro il dolore e il tormento del nostro personaggio. E’ un approccio che intriga e insieme sgomenta, mentre improvvisamente illumina la scena dove è in atto una tortura inspiegabile, dai toni surreali. Ma subito scopriamo che in fondo si tratta di una delle tante prove necessarie a capire come la vita ci tenga legati, anche per causa nostra, alla sofferenza e alla sopraffazione, invece che alla luce e all’amore. La finalizzazione del narratore, corrispondendo al valore più alto di azioni e gesti, appare dunque continua e coerente, sempre mirata a ricercare nella vita umana il senso della traversata.
Passaggio cruciale del viaggio, per Lara De Santis, è la scoperta di se stessa: una scoperta progressiva, faticosa, conquistata attraverso molte prove ed esperienze, una scoperta che come una sorgente sgorga da una profondissima lontananza: antropologica, culturale e spirituale. Memoria e ruderi inca divengono così carne e ossa, anima e conoscenza, la natura rivela ugualmente i suoi spiriti, la sua saggezza, e tutto avviene attraverso un mediatore che è sacerdote e insieme terapeuta, il curandero, uomo eletto che da sempre ha cura della salute fisica e spirituale dell’essere umano, della sua armonia e di quella della comunità andina. Persino la foresta, superate le minacciose apparenze, è qui portatrice di rivelazione: “La donna è il ponte fra il divino e l’uomo. Chi vuole scoprire i misteri della divinità deve penetrare nel cuore della donna”, le rivela uno spirito della foresta.
La consapevolezza del potere di cui dispone la donna è il terreno nel quale si realizza il suo destino, tenendo lo sguardo sempre rivolto agli altri, a chi è ancora smarrito nella confusione e nei tanti malintesi di una civiltà sempre più disamorata, dalle mille traiettorie, eppure priva di vera direzione. Lara diviene in questo modo una curandera, cioè una maestra di vita, al servizio dell’umanità. In questo ordine di grandezze si misura, in definitiva, l’essere umano. Un essere che, curando la sua armonia e amando se stesso, si dispone a dare al mondo il meglio di sè, responsabilmente, il meglio della sua vita. In sintonia con la Pachamama, madre naturale e madre cosmica.
Antonio Strinna
Nella foto e articolo della Nuova Sardegna: Hernan Mamani e Antonio Strinna, durante una presentazione ad Osilo.
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