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MICHELE NOVARO, dimenticato, disconosciuto, certo ingiustamente.

Perchè "Fratelli d'Italia" continuiamo a chiamarlo l'inno di Mameli, trascurando in questo modo Michele Novaro, autore della musica?

16/12/2006

Fratelli d'Italia.

Il testo venne scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne studente e patriota genovese Goffredo Mameli, e musicato poco dopo a Torino da Michele Novaro, anche lui genovese. Fratelli d'Italia nacque sotto l'impulso di un fervore patriottico che già annunciava la guerra contro gli austriaci. La spontaneità dei versi e il vigore della melodia ne fecero il canto più amato dell'unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche nei decenni successivi. Fu proprio Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, che affidò a questo Canto, e non alla Marcia Reale, il compito di rappresentare musicalmente la nostra Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese. In modo quasi automatico, infine, il 12 ottobre 1946 questo Inno -di Mameli e di Novaro- divenne l'inno nazionale degli italiani.

Il poeta.

Di sentimenti liberali e repubblicani, Mameli aderisce al mazzinianesimo nel 1847, l'anno in cui partecipa attivamente alle grandi manifestazioni genovesi per le riforme e compone il testo Fratelli d'Italia. D'ora in poi, la vita del poeta-soldato sarà dedicata interamente alla causa italiana: nel marzo del 1848, a capo di 300 volontari, raggiunge Milano insorta, per poi combattere gli Austriaci sul Mincio col grado di capitano dei bersaglieri. Dopo l'armistizio Salasco, torna a Genova, collabora con Garibaldi e, in novembre, raggiunge Roma dove, il 9 febbraio 1849, viene proclamata la Repubblica. Durante la difesa della città assediata dai francesi, il 3 giugno, è ferito alla gamba sinistra, che dovrà essere amputata per la sopraggiunta cancrena. Muore d'infezione il 6 luglio, a soli ventidue anni.
Le sue spoglie riposano nel Mausoleo Ossario del Gianicolo.

Chi è Michele Novaro?

Michele Novaro nasce il 23 ottobre 1818 a Genova, dove studia composizione e canto. Nel 1847 si trasferisce a Torino, con un contratto di secondo tenore e maestro dei cori dei Teatri Regio e Carignano. Convinto liberale, offrì alla causa dell'indipendenza il suo talento compositivo, musicando decine di canti patriottici e organizzando spettacoli per la raccolta di fondi destinati alle imprese garibaldine. Di indole modesta, non trasse alcun vantaggio dal suo inno più famoso, neanche dopo l'Unità. Tornato a Genova, fra il 1864 e il 1865 fondò una Scuola Corale Popolare, alla quale avrebbe dedicato tutto il suo impegno. Morì povero, il 21 ottobre 1885, e lo scorcio della sua vita fu segnato da difficoltà finanziarie e da problemi di salute. Per iniziativa dei suoi ex allievi, gli venne eretto un monumento funebre nel cimitero di Staglieno, dove oggi riposa vicino alla tomba di Mazzini.
Ogni volta che viene eseguito l'inno l'italiano, presentandolo come l'Inno di Mameli, di fatto viene sottratta la partenità della musica a Michele Novaro, attribuendo in definitiva l'intero Inno a Mameli. Inconsapevolmente, o piuttosto per una colpevole superficialità, neghiamo a Novaro una creatura che è anche sua. Giornali e televisione, in questo senso, hanno molte responsabilità, diciamo pure che hanno la colpa più grande: ignorando e facendo ignorare agli italiani un padre così affettuoso e ricco di sentimenti qual è stato e ancora è Michele Novaro nei confronti dell'Italia e degli italiani. Mi pare dunque di poter affermare che Novaro e Mameli dovremmo sempre vederli insieme, indivisibili, nello spartito, nella storia d'Italia e nella nostra memoria.

La testimonianza.

Carlo Alberto Barrili, patriota e poeta, amico e biografo di Mameli, racconta come nacque Fratelli d'Italia.
"Colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle d'accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell'anno per ogni terra d'Italia, da quello del Meucci, di Roma, musicato dal Magazzari - Del nuovo anno già l'alba primiera - al recentissimo del piemontese Bertoldi - Coll'azzurra coccarda sul petto - musicata dal Rossi. In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l'egregio pittore che tutti i miei genovesi rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: - To' gli disse; te lo manda Goffredo. - Il Novaro apre il foglietto, legge, si commuove. Gli chiedono tutti cos'è; gli fan ressa d'attorno. - Una cosa stupenda! - esclama il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio. - Io sentii - mi diceva il Maestro nell'aprile del '75, avendogli io chiesto notizie dell'Inno, per una commemorazione che dovevo tenere del Mameli - io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che non saprei definire adesso, con tutti i ventisette anni trascorsi. So che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo. Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all'inno, mettendo giù frasi melodiche, l'un sull'altra, ma lungi le mille miglia dall'idea che potessero adattarsi a quelle parole.
Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po' in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c'era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte. Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d'un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l'originale dell'inno Fratelli d'Italia."


Alcune notizie sono state tratte dal sito del Quirinale.
Foto esterna e prima foto interna: Michele Novaro.
Seconda foto interna: Goffredo Mameli.


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