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LA FAVOLA DEL CASTELLO DIMENTICATO. Dedicata ai più piccoli dei viaggiatori. Vuoi leggerne qualche altra? Fammelo sapere attraverso la sezione Contatti.

Se avete un po' di pazienza e di curiosità, cari piccoli visitatori, provo a raccontarvi la favola del castello dimenticato.

18/12/2007

Una breve premessa.

Sono nato in un paese dove il silenzio è la forza dominante. O forse no. Sono certe favole, vicine e lontane, che qui muovono il tempo e gli uomini. Quelle favole che facilmente si possono confondere con la realtà, soprattutto quando è la realtà a confondersi con esse. Ma queste favole, che nessuno conosce, che nessuno ascolta, in questo modo fanno parte di quel silenzio che qui tutto accompagna, giorno e notte, tutto domina.
E allora, non rimane che sottomettersi al silenzio? Povere favole, e povere storie, sempre in attesa che qualcuno le svegli dal loro sonno! Eppure, basterebbe un bambino, un ragazzo, anche uno solo, per farle vivere ancora una volta, in mezzo a noi! Sarebbe sufficiente un pizzico di fantasia perché un mondo immaginario, ma più vero di quello vero, ritorni a stupire i nostri occhi e a rendere felice il nostro cuore.

LA FAVOLA DEL CASTELLO DIMENTICATO. *

Voce narrante: Un soldato a cavallo, dopo un lungo viaggio, sale l'erta del colle e finalmente arriva davanti al castello Malaspina di Osilo. Si guarda intorno e si rende subito conto che il borgo, che lui aveva conosciuto appena nascente, ora è molto più esteso, numerose le vie e le piazze, e le case grandi, più ricche. Scende dal suo cavallo, stanco e sudato. Fatti pochi passi, si ferma davanti all'ingresso del castello...

Voce narrante: Con sorpresa il soldato nota che non c'è nessun portone o cancello a sbarrare l'accesso.
Il soldato: “Qui tutti possono entrare, anche i nemici! Che strano!”
Voce narrante: Per qualche istante il soldato rimane ad ascoltare, ma dall'interno non proviene nessuna voce, nè rumore.
Il soldato: “E' davvero molto strano tutto questo!”
Voce narrante: Allora il soldato si affaccia e grida: “C'è qualcuno nel castello?”
Voce narrante: Nessuna risposta, solo silenzio. Ripete la domanda: “C'è qualcuno lì dentro?”
Il castello: "Ci sono soltanto io! Che cosa vuoi, soldato?”
Il soldato: “Ma chi sei tu? Non riesco a vederti”.
Il castello: “Mi vedi, mi vedi, anche se non hai capito...”
Il soldato: “Devi essere proprio piccolo se non riesco a vederti...”
Il castello: “Molto piccolo o invece molto grande! Sono il castello!”
Il soldato: (stupito e incredulo) “Il castello?! Sei un castello che parla come un essere umano? No, non ci credo! Non è possibile!"

Il castello: “E’ possibile, certo. Perché oltre alle mura e alla torre, ho anche gli occhi, la bocca, la lingua, persino le braccia, le gambe. Vedi, posso anche camminare...”
Il soldato: “E' la prima volta che vedo un castello capace di parlare e di camminare. Comunque sia, devo credere ai miei occhi...”
Il castello: “Ecco. bravo, se non a me credi almeno ai tuoi occhi...”
Il soldato: “Ma com'è che sei cosi malridotto, solo e abbandonato? Forse non servi più a nessun esercito? Non si fanno più le guerre da queste parti?”
Il castello: “Si fanno, eccome se si fanno, le guerre ci sono sempre”.
Il soldato: “E allora per quale motivo sei così cadente?”
Il castello: “Colpa del tempo, amico mio. Di tutto questo tempo che è passato...”
Il soldato: “Però vedo che il borgo è cresciuto, col passare del tempo; è diventato un paese, anche bello e ricco...”
Il castello: “Le cose cambiano... anche in peggio, come vedi”.
Il soldato: “Ma non per colpa del tempo!”
Il castello: “Per colpa degli uomini, il più delle volte...”
Il soldato: “Che cosa ti hanno fatto per ridurti cosi in rovina?”
Il castello: “Hanno combattuto contro le mie mura, la mia torre, persino contro ogni mia pietra!”
Il soldato: “Vorrei poterti difendere...”
Il castello: “Oh, troppo tardi. Mi hanno combattuto e sconfitto con un’arma potentissima: l'indifferenza!”
Il soldato: “Con l'indifferenza? E' più potente anche del mio archibugio?”
Il castello: “Molto, molto più potente! Con l'indifferenza ‑quando nessuno si cura più di te‑ si distruggono molte cose. A me hanno distrutto anche la memoria! Non sono le pietre sparse per terra a fare di me un fantasma, ma la mia storia perduta, dimenticata!”

Il soldato: “Ti aiuterò io a ritrovarla, sai...”
Il castello: “E' una battaglia persa in partenza...”
Il soldato: “Ci penserò io; anche se tu non ci speri più, voglio provarci lo stesso”.
Il castello: “Non so sei più coraggioso o più incosciente, soldato. Intanto lasciami rientrare, ho tanto di quel sonno da non reggermi in piedi. Sai, da secoli sono abituato al sonno, giorno e notte, e adesso non posso farne a meno neanche per cinque minuti!”
Il soldato: “Ti giuro, ti giuro che ritornerò qui: allora ti sveglierò, e quella volta sarà per sempre!”
Il castello: “Vai, amico, se davvero hai queste intenzioni devi fare moltissima strada…”
Il soldato: “Lo so, ma ne ho già fatta tanta e la strada che mi rimane non mi fa paura ... Alla fine, ne sono convinto, riuscirò a trovare qualcuno che non sia indifferente, qualcuno che si prenda cura di te e ritrovi la tua storia. Forse, sarà soltanto una storia piccola piccola, forse una favola, ma qualche cosa ritornerà di sicuro fra le tue mura. Quanto basta per restituirti un pizzico di vita e per farti uscire da questo sonno. Allora, ti sembrerà di sognare a occhi aperti”.

* Favola originale di Antonio Strinna.
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