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Il paese clandestino - Antonio Strinna - Arkadia editore
 
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  BADDE LONTANA -
QUARANTATRE' ANNI FA
 
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Sutta su chelu de fizu meu
como si cantat finza tres dies:
badde lontana, badde Larentu
solu deo piango pensende a tie.

Mortu mi l'hasa chena piedade
cun d'una rocca furada a Deu:
badde lontana, badde Larentu
comente fatto a ti perdonare?

Zente allegra e bella festa,
poètes in donzi domo.
Cherzo pregare, cherzo cantare
ma no m'ascurtada su coro meu.

Dami sa manu, santu Larentu,
deo so gherrende intro a mie.
Dami sa manu, mi so perdende,
faghemi isperare umpare a tie.


 
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  NANNEDDU MEU -
STORIA DI UNA COMUNITA'
 
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Scrive il poeta e scrittore Francesco Masala nella sua introduzione al libro “Peppino Mereu, poesias”, edito da Della Torre: “Di un poeta, in fondo, non importa tanto conoscere il talento lirico, sempre opinabile, quanto l'uso che ne fa la società dove è vissuto”.
Peppino Mereu, del resto, diviene poeta quando è ancora viva la 'Questione de su connottu', cioè la lotta contro la Legge delle chiudende, la privatizzazione dei terreni collettivi.


 
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  LA MIA COLLINA  
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Non hai la dignità della montagna e neanche, come una volta, tanti ammiratori. Dicono pure che stai invecchiando, persino in fretta, dimenticata da tutti. Sarà che tu sei la mia amante, ma io non oso neppurla immaginarla la tua vecchiaia. Continuo invece a immaginare, anche adesso ce l'ho davanti agli occhi, la tua bellezza inestinguibile.
Ho poi saputo della tua solitudine, come di una resa, di un'amara rassegnazione. Quando mai potrei crederci? Il mio amore non può che vedere la tua giovinezza, il tuo splendore.


 
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  L'ETERNA CORSA  
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SUI FIANCHI DELLA MONTAGNA, DEL TEMPO E DELLA VITA

Durante quella prima corsa la gente di Osilo si era portata sui fianchi della montagna e ricopriva con i suoi costumi ogni piega del terreno.
(“Sei settimane nell'isola di Sardegna. Osilo”. Edouard Delessert, Parigi 1854).


 
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  L'ULTIMO RAGGIO DEL GIORNO  
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LA LUCE, DOV'E' LA LUCE?

Le case, raggruppate lungo il dorso del monte, a guisa di un branco di pecorelle ritornanti al natio presepio, apparivano rischiarate leggiadramente dall'ultimo raggio del giorno. (“L'alcaide di Longone. Osilo”. Carlo Brundo. Cagliari 1870).


 
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  QUEI LUMINOSI MURI BIANCHI  
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INTERROGANDO IL NOSTRO TEMPO...

C'era qualcosa di sorprendentemente arabo
nei loro profili olivastri, stagliati su luminosi muri bianchi.
(“Interludio di Sardegna. Osilo”. Amelie Posse Brazdovà.
Lickov 1931).


 
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  QUELLA TENEBRA  
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SOPRA LA COLLINA E LE CASE DEL PAESE

Quella tenebra paurosa viene solcata da una striscia abbagliante
e il lontano brontolare del tuono fa tremare le case di Osilo.
(“L'alcaide di Longone. Osilo”. Carlo Brundo. Cagliari 1870)


 
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  AMORE E RELIGIONE
nella poesia di Fabrizio DE ANDRE'
 
 
Una breve riflessione

 
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Colonna sonora di Marco Piras
 

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